MEINE ERSTE ENTTÄUSCHUNG !

Eine Geschichte von Cosimo Morabito


An einem schönen Tag im Februar um zehn Uhr beschloss meine Mutter, mich auf die Welt zu setzen.
Natürlich wurde ich nicht gefragt, ob ich das wollte, und wurde auch nicht über die Zeit meiner Geburt informiert.
Sie hat es allein entschieden , oder besser gesagt , Vater und Mutter gemeinsam. Und ob ich damit einverstanden war, hat keinen Teufel gekümmert!

Die Hebamme kam zu uns ins Haus mit einer Werkzeugtasche voll Zangen, Scheren, Tücher und Pflaster. Einige Eimer Wasser wurden gebracht, Hilfe würde gerufen , Frau Vincenza und Donna Carmela waren eingetroffen und ich war da.
Die erste Enttäuschung meines Lebens! Grund also für Protest.

Ich beschloss, meine Augen nicht zu öffnen und sie für eine ganze Weile geschlossen zu halten.
Immerhin es ginge um mir und ich musste zeigen, dass auch etwas zu sagen hatte, und, obwohl die Hebamme mich erheblich ermunterte, habe ich mich geweigert zu schreien.

Aber nach Tagen der Verzögerung, während es um mich herum tönte : „Madonna mia, Signora, dieses Kind hat geschwollene Augen, wer weiß, was sein Vater sagt, wenn er das sieht!“ beschloss ich endlich, die Augen aufzumachen, aber sehr langsam.

Im Grunde genommen sollte ich die Familie ehren und zeigen, dass ich nicht irgendein Mensch war, sondern durchaus zu respektieren.
Und sogleich erfüllten den Raum Bewunderungsschreie wie: „ Signora! Signora! Ganz der Vater!“
Ich schaute zur Decke hinauf und seufzte vor Erleichterung.
Was ich sah, waren farbenprächtige Fresken, die mir sehr gut gefielen. „Hier fühle ich mich wohl!“ sagte ich mir. Das ist mein Ambiente. Das war meine erste Beobachtung und meine erste Gedanke.
„Das wird ein schönes Haus sein, wahrscheinlich eine Villa, und wer weiß, vielleicht sogar ein Palast.“
Aber was waren das für dunkle Gesichter, die sich über meine Wiege neigten und gestikulierten? Nun, sie werden wohl meine Diener sein.

In den folgenden Nächten waren meine Träume vergoldet, sie waren die schönsten meines Lebens, geradezu fürstlich.
Aber man sollte sich nie zu früh freuen!

In der Tat, nach ein paar Wochen, sobald ich in der Lage war, meinen Kopf zu heben und ihn langsam in alle Richtungen zu drehen, traf mich meine erste große Enttäuschung. Ich musste alles überdenken, was ich mir zuvor ausgemalt hatte: „Hier bist du gehörig reingelegt worden!“

Um mich herum sah es nicht aus wie in einer Villa oder einem vornehmen Haus, sondern eher wie in einer heruntergekommenen Behausung.
Hier und dort standen ein paar alte Möbel, an der Wand ein verstaubtes Ölgemälde….die Fensterläden waren geschlossen, um die Sonne fernzuhalten, aber sie hatten Risse, so dass sich verbreiternde Sonnenstrahlen, in denen der Staub tanzte, auf die Wände trafen.
Um sie herum fliegende Körper, die mir in den Ohren summten und mir um Mund und Nase
schwirrten. Lauter Fliegen. Ich hatte ein Problem.

Mein Vater war nicht immer zu Hause, und es vergingen immer einige Wochen, bis er von seinen Vertreterreisen zurückkam. Endlich war er da. Er nahm mich auf seinen Arm und fand mich nur hässlich. Er stöhnte: „Er hat nichts von mir.“ Jahre später sagte er mir: „Ich wollte dich fallen lassen."

Dann ging es zum Meldeamt. Aber da meine Mutter verwirrt war und die Hebamme überhaupt kein Buch über die Geburten führte und keine Steuern zahlte, erinnerten beide sich nicht mehr an das genau Datum meiner Geburt.
Die eine nannte den ersten April, die andere den neunundzwanzigsten Februar. Mit dieser Unsicherheit präsentierte sich mein Vater dem Standesbeamten und äußerte seinen Wunsch mich anzumelden, nur wusste er nicht, ob er den 29.2. oder den 1.4. nehmen musste. Der Standesbeamte, der normalerweise nichts zu entscheiden hatte, sah jetzt für sich die Chance gekommen, über mein Schicksal zu entscheiden.
Er sah meinem Vater genau ins Gesicht und mit seinem pfiffigen Lächeln, sagte er: „Machen wir Nägel mit Köpfen: der 29. Februar sollte es nicht sein, da hätte er nur alle vier Jahre Geburtstag, nehmen wir, den 26. 02, an dieser Tag ist auch geboren der Cousin meines Vaters und er hat weiter gebracht, ist sogar nach America ausgewandert.“ Mein Vater blieb Still, und ein Standesbeamte hat über meinem Geburtstag entschieden.

Made by Cosimo MOrabito


LA MIA PRIMA DELUSIONE
Un racconto di Cosimo Morabito

In un bel giorno di febbraio alle dieci di mattina mia madre decise di mettermi al mondo. Certo non venni interrogato né informato sull’ora della mia nascita. Ha fatto tutto lei o meglio tutto loro. E se fossi d’accordo o meno non interessava un corno a nessuno.
La levatrice venne a casa, borsa da meccanico, pinze, tenaglie,cerotti e tutto fu fatto d’un fiato e senza il mio consenso.
Ed eccomi qui, appena già venuto al mondo, vissi la “prima delusione della mia vita.”.
Ragion per cui, per protesta. Decisi di non aprire gli occhi e di continuare a restare con gli occhi chiusi almeno per un pezzo. In fondo dovevo mostrare che anche io avevo qualcosa da dire!.
Ma dopo giorni di indugi sentendo in giro delle dicerei come “ Maronna signura stu figghiolu davi l’occhi gunfiati, so patre quannu torna cu sapi chi dici…Madonna mia signora questo bambino ha gli occhi gonfi, chi sa cosa dice suo padre quando lo vedrà?” e constatando che talvolta piangevo e le lacrime dovevano pur uscire per non soffocare i miei occhi, decisi di doverli aprire per forza, ma molto lentamente, in fondo dovevo rendere onore al casato, e dimostrare che non ero uno così ma un futuro uomo di rispettu.
Aperti gli occhi incontrai subito il tetto e detti un sospiro di sollievo.
Infatti sul nostro tetto la prima cosa che vidi, furono dei dipinti geometrici ad olio ed in bei colori, che mi piacquero tanto. Per cui: “Qui sei caduto bene mi dissi” Era la mia prima osservazione ed il mio primo pensiero.
Qui sarà una bella casa, al massimo anche una villa, e chi sa forse una reggia.
Ma tutte quelle facce nere che si affacciavano sulla mia culla e gesticolavano, chi erano? Beh pensai avrebbero forse potuto far parte della mia servitù.
Le notti che seguirono dormii sogni d’oro e furono i più bei giorni della mia vita, proprio da principe, ma quiesta ancora io non lo sapevo.
Come dovetti in seguito constatare nella vita che non bisogna mai lasciarsi prendere dalle prime apparenze! Ingannano.
Infatti dopo alcune settimane, appena fui in grado di alzare la testa e poterla girare lentamente in tutte le direzioni ebbi, la mia “Prima forte delusione” è dovetti ripensare tutto quello che avevo immaginato prima : “Qui sei fottuto! Pensai.
“ L’ambiente non mi sembrava proprio quello di una villa o di un nobile casato.”
Da quel che si vedeva nella stanza non si poteva proprio parlare di un gran casato ma proprio di un gran casino: in giro c’erano solo pochi mobili vecchi, le persiane erano appena socchiuse per non far entrare il sole, ma dai suoi buchi trapelavano violenti raggi di sole che si ingrandivano man mano che sbattevano contro le pareti e lasciavano intravedere all’ interno un pulviscolo folto e permanente. Intorno a loro, dei corpi volanti, ronzavano per arrivare in seguito intorno alle mie orecchie, al naso alla bocca. Tutte mosche. Mi dovetti ricredere. Mi trovavo proprio messo male!
Mio padre come sempre non era a casa e passarono alcune settimane fino che ritornò dal suo giro di rappresentante. Mi prese in mano mi scrutò e mi trovo orrendamente brutto- “Ti volevo mollare” mi disse anni dopo.
Poi si procedette alla mia registrazione. Ma siccome mia madre era confusa e la levatrice in quelle settimane aveva fatto nascere innumerevoli bambini non ci si ricordava più il giorno in cui io fossi nato, e con l’incertezza tra chi dicesse era il 20 febbraio chi ribadiva dall’altra parte fosse il primo aprile, mio padre si presento allo sportello dell’ufficio civile del comune e tentennava a decidere una data. Disse: “non so il 20 febbraio forse” . L’impiegato dello stato civile lo guardò in faccia e con un sorriso un po malizioso ribadì, “allora tagliamo le corna al toro, sa che le dico: Il venti non so.. non mi piace, Il 29 febbraio nemmeno, allora farebbe il compleanno ogni quattro anni. Io proporrei una via di mezzo, mettiamoci il 26 febbraio e non se ne parla più. Mio padre acconsentì e così fù. L’impiegato dello Stato civile decise la mia data di nascita.
Made by Cosimo Morabito
Gibt es diesen Text nicht heute schon als Blog???
stimmt agapos,
habe den selben Text im Blog gelesen.